Kataklò in “Play”: se la poesia dei
corpi è tecnica e rigore
Tra le luci e le ombre di uno spazio scenico che muta di
continuo offrendo atmosfere ogni volta diverse, i Kataklò
viaggiano nel tempo e nei continenti a bordo delle
discipline sportive più disparate. I loro corpi narranti,
allenati alla fatica e al controllo totale, fendono lo
spazio, lo accarezzano, lo abitano, lo attraversano con
movimenti perfetti, lenti o fulminei, acrobazie, atletismi,
assoli e momenti corali, mentre il pubblico diventa un'unica
entità che si emoziona, si stupisce, e a tratti si diverte.
Un'ammaliante miscela di danza, abilità, rigore tecnico,
poesia, teatralità, humour, oggetti scenici minimali,
evoluzioni aeree, combinazioni giocate su riusciti contrasti
luce-buio, resa ancora più gustosa da colpi ad affetto di
pendletoniana memoria, svelata nel proprio contenuto fin dal
nome: Play , titolo dell'ultima creazione della coreografa
cagliaritana Giulia Staccioli, messa in piedi con la
collaborazione dell'olbiese Jessica Gandini, proposta con
successo ieri e domenica all'Auditorium del Conservatorio di
Cagliari, a conclusione della tournée sarda curata
dall'associazione Enti Locali per lo Spettacolo nell'ambito
del Circuito Danza Sardegna. In un continuo saliscendi di
energia, di intuizioni dinamico-cinetiche, di belle
geometrie, di vibrazioni reciproche, di spettacolari
equilibrismi creati ora su una porta da calcio ora sul corpo
del partner utilizzato come punto d'appoggio, di improvvise
accelerazioni, di modern dance (hip-hop compreso) e
parentesi tribali, di susseguirsi di cambi di scena, con una
carrellata di piccoli quadri legati a momenti sportivi
differenti, i performer danno vita a coreografie per lo più
dinamiche che rimandano al calcio e al tennis, agli sport
invernali e alla scherma, al ciclismo e all'automobilismo
(qui, una delle interpreti gira a folle velocità dentro una
ruota sospesa nell'aria), agli anelli e al lancio del peso.
Al quadro che ha per tema il pugilato, che regala gli
effetti ottici più belli della serata: su una scena
completamente buia, le corde del ring diventano vive e
fluorescenti, sviluppando una serie di linee e figure che
ipnotizzano la platea. In questo crocevia di movimenti, dove
gli otto danzatori-atleti spingono a volte al massimo i
propri limiti, musiche di varia natura dettano il ritmo
della serata, mescolando colori etnici ed elettronica, dub e
rock, jazz d'annata e funky. Presentato per la prima volta
nel 2008 a Pechino in occasione delle Olimpiadi della
Cultura, il dinamico equipaggio di Play si appresta a
sbarcare dall'altra parte del mondo. «Con le tappe in
Sardegna si conclude il nostro tour in Europa. Ad aprile
andremo in Sudamerica: in certi periodi lavoriamo più
all'estero che in Italia», spiega a fine spettacolo Giulia
Staccioli, figlia di Mauro Staccioli, scultore tra i più
importanti del nostro Paese, e in passato tra le fila dei
Momix di Moses Pendleton.
Carlo Argiolas