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abbiamo
letto il suo messaggio di saluto dopo i
campionati italiani, che si chiude con il
commento “… straordinari atleti, che
nulla hanno da invidiare ai loro colleghi
delle altre federazioni sportive”. Ci
sentiamo perciò di ringraziarla
pubblicamente – per l’alto significato di
queste parole – e per quanto fatto nei primi
mesi a guida della Fids. Avremo modo di
esprimere anche forti perplessità su alcune
delle scelte, ma ora prevale la gratitudine
per la sua volontà di non fermare le
attività federali, di garantire lo
svolgimento di Rimini 2011 e di avviare il
riordino complessivo delle regole con
profonde novità già dalla prossima stagione.
Per chi
spera nel reale cambiamento sono stati
segnali importanti, ricambiati con piena
fiducia nei suoi confronti e adesioni
numerose ai campionati italiani. Adesioni
sostenute in buona parte dai comitati e dai
tantissimi partecipanti alle gare in
discipline di indubbio valore sportivo ma,
finora, scarsamente considerate se non per
l’importo complessivo delle entrate che ne
derivano.
Con questa
lettera aperta vogliamo non solo confermare
il nostro impegno per la federazione, che
del resto rientra fra i nostri doveri
istituzionali e di soci, ma di volerne
favorire in ogni modo sia il processo di
normalizzazione che un profondo rinnovamento
nella struttura e nei rapporti tra le
componenti, oggi seriamene compromessi e
caratterizzati da una generale e
giustificata diffidenza. Per attuare questa
rifondazione servirà l’aiuto del Coni, non
solo per il basilare periodo del
Commissariamento ma anche per il quadriennio
successivo, perché allo stato attuale manca
al nostro interno qualsiasi presupposto di
leadership attendibile e in grado di
ricomporre tutte le divisioni. Ma non basta:
troviamo che l’antico motto “Fatta l’Italia,
bisogna fare gli Italiani” si applichi
perfettamente alla danza sportiva nazionale
e il nostro augurio è di concludere la prima
fase i con grandi passi avanti che ci
aspettiamo grazie a lei e poi, in caso di
necessità, poter contare sulle indicazioni
del Comitato Olimpico per una eventuale
presidenza esterna, di garanzia. Non tutti
la pensano così: c’è chi ha interessi
diversi e chi non ha ancora afferrato che la
danza sportiva è arrivata ad un bivio
epocale e che presto nulla sarà come prima.
Infatti sono già partite le propagande
elettorali, tanto affrettate quanto
improbabili e perfino imbarazzanti per
contenuti, motivazioni e proponenti.
La Fids
oggi non ha bisogno di candidati, di
ulteriori fazioni o coalizioni lobbistiche.
Bensì ha bisogno di una grande autocritica
generale: in tanti, noi compresi, dovremo
riconoscere una lunga serie di errori e
serve un sincero e comune spirito di
riconciliazione, esattamente il contrario di
quanto accaduto finora.
Il sistema
di governo che ha contraddistinto l’ultimo
periodo federale è l’assolutismo, con il
presidente al centro di tutto, diventato via
via onnipresente e “indispensabile” in tutti
i processi decisionali. Emblematica, tra gli
esempi possibili, la condizione della
struttura tecnica: di fatto senza alcuna
autonomia di ruolo, precaria e completamente
asservita ai voleri supremi anche in ambiti
tipici che dovrebbero essere rivendicati
come esclusivi del comparto tecnico federale
e degli enti di categoria dei maestri.
Altrettanto significativa la mancanza di una
valida programmazione con l’interminabile
serie di decisioni estemporanee e
convocazione senza idoneo preavviso di
congressi obbligatori a pagamento, il
perenne ritardo e l’approssimazione nella
pubblicazione dei calendari gare e dei
regolamenti, l’indisponibilità ad ammettere
disservizi e rispondere a legittime istanze
e proteste provenienti anche ufficialmente
dai comitati territoriali. Uno dei risultati
più evidenti è l’eccessiva frammentazione
della danza sportiva italiana, ben oltre
l’inevitabile fisiologico e su tutti i
fronti: interni, nazionali e internazionali.
Minore stress, metodi meno impositivi e più
apertura alle controparti avrebbero potuto
arginare l’allontanamento di tanti campioni,
tecnici e delle loro associazioni di
riferimento.
Una
gestione totalitaria, condotta con il
concorso di un ristretto entourage messo ad
occupare i ruoli strategici, non può
prescindere dalla completa responsabilità di
quanto è accaduto in federazione. Qualunque
sia il verdetto della giustizia sportiva, da
cui ci attendiamo responsi chiarificatori e
adeguati, bisogna riconoscere che sono state
le scelte supportate direttamente dall’ex
presidente e il suo modo di fare e decidere
ad nutum a portare la Fids all’attuale
livello di sofferenza e disaffezione. Ecco
perché, per il futuro, riteniamo che non ci
deve essere modo di tornare indietro e che
la Fids – appunto sulla comprensione degli
errori passati – riesca a fornire prove di
maturità istituendo nuovi patti associativi
e un sistema di organi federali non più
basati sull’esasperato centralismo. Pensiamo
a nuovi sistemi elettivi e di rappresentanza
– in particolare per gli atleti e i tecnici,
ma anche per le società e i territori – che
possano davvero partecipare alle decisioni
strategiche e programmatiche della
federazione e che, quali soggetti deleganti,
possano realmente accedere alle informazioni
gestionali ed esercitare funzioni di
verifica sull’operato degli eletti, in
quanto soggetti delegati.
Da parte
nostra rinnoviamo tutta la nostra piena
disponibilità a collaborare attivamente con
la struttura nazionale, che riconosciamo
abbia dato un’ottima prova di capacità
organizzativa proprio in occasione dei
campionati di Rimini. Le anticipiamo che nel
primo incontro utile con i Presidenti
regionali le presenteremo una serie di
osservazioni e suggerimenti da noi raccolti
in tema di conflitto di interessi,
designazione e gestione incompatibilità dei
giudici.
Chiedendole, se possibile, di pubblicare sul
sito web federale questa lettera aperta, che
verrà diramata anche tramite altri siti del
settore, la ringraziamo per l’attenzione
prestataci e le porgiamo i nostri migliori
saluti e auguri di buon proseguimento di
lavoro nel meraviglioso mondo dello Sport.
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